Gobi march, China 2007

11/06/07 Borgo – Pechino

Partenza alle 4 da Borgo con i miei…è finalmente giunto il momento!
In tre ore circa siamo a Malpensa: check in solo fino a Pechino – meglio, almeno mi assicuro che il bagaglio arrivi.
L’aereo è in orario, scalo di un paio d’ore a Budapest e poi via, verso la Cina!
Si decolla alle 14, ma con il fuso orario cinese diventano le 20 e così, dopo cena, nanna!
L’aereo sembra recente, peccato per la musica cinese!
Stewart ed hostess con abito tradizionale (!), passeggeri al 90% cinesi, casinisti e con il cellulare acceso in volo! (aiuto!)

12/06/07 Pechino – Urumqui

Arrivo a Pechino in orario, la dogana è velocissima e il bagaglio arriva prima di me (!).
E’ pieno di gente e code –scorrevoli, per fortuna.
Non ho molto tempo mi accorgo: fatto il check in arrivo all’imbarco per Urumqui giusto un paio di minuti prima.
Il sole s’intravede appena in un cielo grigio di smog. Quando, passate le nuvole, si riesce finalmente a vedere sotto lo spettacolo è magnifico: dune di sabbia e ogni tanto piccoli laghetti.
Alla mia sinistra montagne innevate altissime : vedere il deserto dall’alto è bellissimo.
Cerco se ci sono tracce di piste… all’inizio vedo ancora qualche capanna, almeno sembra, poi più nulla.
Ed eccomi ad Urumqui: verso ovest montagne, ad est steppa.
Anche qui il bagaglio è velocissimo ed esco. Cerco di cambiare i soldi ma non c’è nessun ufficio e quelli a cui chiedo accettano solo dollari… ahi ahi.
Grazie ad un’impiegata trovo un taxista che, prima di portarmi in albergo, mi lascia in banca per cambiare (200 € = 2000 RMB circa).
Allo sportello della banca, come già in dogana, c’è un tasto per segnalare il gradimento e l’efficienza dell’impiegato… sono un po’ preoccupato perché ho dovuto lasciare il borsone sul taxi: cosa dovevo fare? Portarmelo dietro? Certo che se esco e non c’è più… eppure m’ispirano fiducia questi cinesi!
Anche l’arrivo in aeroporto è ben diverso dall’assalto di taxisti ed albergatori dell’Africa: nessuno mi ha considerato!
L’unica cosa è che non si può neanche contrattare perché non sanno una parola d’inglese.
Il prezzo (100 RMB, caro ma non ho scelta) me lo ha scritto sul telefonino – anche qui onnipresente, ce l’hanno tutti.
Albergo holliwoodiano, lussuoso. Penso che abbiano sbagliato camera, sembra una suite, al 19° piano, invece è proprio la mia… vasca, doccia, letto tre piazze.
Faccio due passi fuori per cercare pranzo, anche qui si gira proprio tranquilli.
O fast food con carne e fritti – ma almeno c’è la foto – o locali con menù “a sorpresa” in cinese e bacchette: crepi l’avarizia, pranzo al buffet dell’albergo.
Fossi in un’altra situazione mi piacerebbe provare la cucina locale ma non voglio rischiare un mal di pancia subito prima della gara.
Un piattino di verdure e tè e mi rifilano un conto da 90 RMB; con fatica scopro che è un prezzo fisso per tutto il buffet, così mangio varie cose, tutto buono: tralascio il pesce, visto che sono nella città più lontana dal mare al mondo!
Al pomeriggio passeggiata con visita a centro commerciale –libreria (o biblioteca?).
Tutti libri con qualche reparto d’elettronica a prezzi quasi europei ed un intero piano di farmacia (erboristeria con più commessi che clienti).
Rientro in albergo per un’ora di corsa sul tappeto della palestra… mi scarico un po’, sto meglio.
Cena di nuovo a buffet e poi a nanna, dopo un documentario sul Discovery Channel sull’Everest.

13/06/07 Urumqui – Kashgar

Sveglia alle 5,30. Pago ed in taxi arrivo all’aeroporto che sta aprendo (!): mi fa strano ritrovare scritte in inglese!
Check in e attesa del volo; all’imbarco sono avvicinato da due ragazzi che scopro essere dello staff della corsa, medici, cinesi.
Il volo è magnifico, montagne innevate e deserto, sole –finalmente- e voglia di correre in questi posti. Ciò che mi pesa è l’attesa fino a domenica, forse era meglio partire qualche giorno dopo.
Eccomi a Kashgar, un piccolo aeroporto tipo Levaldigi ma, per la prima volta, vedo qualche turista.
Salgo in taxi insieme ai due medici ed arriviamo in hotel, proprio sulla piazza del Popolo, davanti alla statua di Mao.
La stanza è accogliente, non lussuosa come allo Sheraton ma pulita.
Esco sulla piazza, il sole è molto caldo, come in Bolivia, con forti sbalzi fra sole ed ombra.
Mi dirigo verso la moschea per fare quattro passi. Sulla piazza vedo il mio primo cammello anche se lì solo per i turisti.
Mi ricorda la piazza e la Medina di Marrakech: banchetti con teste di capra, uova bollite e strani polpettoni a forma di salsiccia.
Continuando nella strada aumentano le botteghe di fabbri, ciabattini, carne alla brace… mi sembra incredibile che nessuno mi rivolga la parola, mi venda qualcosa o anche solo mi osservi.
Oltretutto qui la popolazione è Uigura con una fisionomia completamente diversa dai cinesi.
Per pranzo compro un pane tipo focaccia con cipolla e sesamo e due banane.
Rientro in albergo per telefonare a Cla, il pomeriggio scorre lento, leggo, guardo la TV, esco a passeggio.
Provo a cercare un caffè in un fast food: mi rifilano un cappuccino con ghiaccio!
Per cena mi consigliano “Eversun coffee”: un locale accogliente con menù vario in due lingue… cielo nero e rovesci di pioggia mi demoralizzano… ceno con riso al pesce e verdure bollite mangiate con bacchette!
Che differenza fra il mondo che c’è in questo locale ed i vicoli a pochi metri.
Come a Cuba anche qui l’apertura al capitalismo ha portato differenze sempre più nette nella popolazione.
Rientro all’albergo, adesso è sereno. Alle 22 il sole è ancora alto, colpa dei cinesi (!) che anche qui, praticamente Pakistan, tengono il fuso orario di Pechino.

14/06/07 Kashgar

Mi sveglio alle 8, leggo e guardo un po’ di TV, colazione con banana ed un Nescafè al bar dell’Hotel: per fortuna questo è caldo ed il latte lo portano a parte.
Ritorno a piedi verso la moschea ma stavolta con la macchina foto.
Fa caldo, cerco di camminare all’ombra; per pranzo di nuovo pane con sesamo che però integro, in camera, con il parmigiano in eccedenza.
Al pomeriggio un po’ leggo, un po’ sonnecchio poi esco.
Passeggiata nella città vecchia, un altro mondo, un altro popolo. Sembra quasi un ghetto, assediato da ogni parte da palazzi e stradoni.
Gironzolo tranquillo, due bambini mi seguono a distanza per un po’ poi se ne vanno, qualcun altro accenna un timido “hello”. Cerco di rubare qualche foto qua e la; temo che fra poco anche questo quartiere scomparirà, inghiottito da un supermercato o qualche palazzone cinese.
Fra l’altro ho letto che l’interesse cinese per questa regione è dovuto anche, tanto per cambiare, alla presenza di petrolio.
Mi concedo una birretta in albergo prima di cena e scambio quattro parole con Emma, la volontaria italiana.
E’ un’amica di Galanzino, tramite lui si è fatta prendere nell’organizzazione però si è dovuta pagare il viaggio.
Cena al solito posto con brodo, riso ai frutti di mare e succo d’ananas.

15/06/07 Kashgar

Passeggiata in città, oggi che il sole è velato è molto più fresco. Mi compro quattro biscotti in una specie di panetteria e cerco una libreria per prendere una carta.
Pagnotta al solito posto per pranzo più ultimo parmigiano.
Trovo una libreria (o è una biblioteca?) a fianco dell’hotel ma nessuna cartina decente.
Mi sembrano tutti – atleti e volontari- più socievoli che alla Marathon des Sables, un ambiente più alla buona dove mi trovo bene, non fosse per la lingua.
Check in: mi danno il “passaporto” su cui si segneranno i controlli, i tempi ecc. Controllo equipaggiamento molto rigoroso: ho solo 12 spille da balia invece di 20 e devo comprarle!
Gli altri controlli sono tutti veloci, i volontari sono simpatici, ti chiamano per nome… altro che MdS dove sembrava di essere in caserma.
Ho voglia di correre, speriamo vada tutto bene.
Ah, dimenticavo, pettorale n° 57.
Mi siedo al tavolino a scrivere il diario, prendo un succo d’ananas ed un riso tipo cantonese che servono preceduto da un brodo .
Rientro in albergo. I marciapiedi sono pericolosi perché girano tutti con motorini elettrici e quindi silenziosissimi.

16/06/07 Kashgar – C1

Sveglia alle sette per colazione, per fortuna ho dormito bene. Sontuoso buffet con spaghetti, riso, dolci e frutta ma non è che abbia tanta fame.
Incontro finalmente gli italiani: Nicola e Giorgio. Di nuovo in camera ad aspettare l’orario del ritrovo. Chissà fra una settimana a quest’ora…
Tutti nella hall dove lasciamo il bagaglio e conosco anche Laura, l’altra italiana, e Carlos il fidanzato spagnolo.
Alle 12 saliamo sui pulmini divisi per tende, ci danno dei vassoietti per pranzo e alle 13 si parte.
Attraversiamo Kashgar scortati dalla Polizia e ci inoltriamo nella campagna, baracche di fango e contadini… a differenza dell’Africa però qui è più verde e coltivano: direi che è una via di mezzo fra Cuba e Africa.
Ci avviciniamo alle montagne… sabbia e poi pietre, canyon sempre più profondi e fiumi limacciosi.
Dopo un paio d’ore sosta in un paesino: sembra Afghanistan, la popolazione ha una fisionomia completamente diversa dai cinesi, le scritte sono solo più in arabo… potrebbe spuntare Bin Laden da un momento all’altro!
Fa parecchio freddo e pioviggina… benedetto pile!
La strada continua a salire in mezzo a sfasciumi e rocce fino a raggiungere un altipiano erboso stupendo con lago, montagne innevate all’orizzonte e dune di sabbia grigia.
Il punto più alto è a quasi 4000 m, vicino al Mutzaghata; ho mal di testa per la quota ma anche gli altri non stanno bene.
Si scende, altra sosta pipì, peccato che i bus vadano via a fare gasolio senza dirci niente così prendo un sacco di freddo.
Si riparte lungo un canyon laterale con strada sterrata abbastanza brutta e franosa, tempo grigio, è tardi, vallone scuro e tetro, non è il massimo!
Arriviamo alle 21,30 (!) in un villaggio. Vista l’ora e la pioggia –ora forte- ci fanno dormire nella scuola: ci sistemiamo in un’aula con il ritratto di Marx e Mao sopra la cattedra!
La cena è per le 22,30 ma c’è da fare la coda sotto la pioggia: per fortuna Nicola ed altri hanno parecchie scorte da far fuori e così organizziamo un banchetto con parmigiano, pecorino, salame, patatine e vino.
Mangio pane e formaggio e vado a nanna che è quasi mezzanotte, sperando che il tempo migliori.

17/06/07 C1 – C2

In attesa di partire: aria frizzante, per fortuna ho i pantapile, cielo sereno, posto stupendo.
Bevo il mate de coca e mi sembra di essere in Bolivia.
Breve briefing durante cui ci consegnano i dati della tappa d’oggi: 38 km lungo il fiume che abbiamo già seguito ieri con il bus. Dopo vari festeggiamenti e danze dei locali, alle 10,30 partiamo.
Lo zaino è proprio pesante, corricchio a malapena. Parto abbastanza indietro ma supero presto le persone che camminano, cerco di trovare un ritmo ma è difficile.
Non devo pensare al dopo, a domani, ma solo al momento e cercare di percepirlo in modo positivo… non è facile!
Inizio ad avere male al ginocchio sinistro e alla schiena in basso, dove appoggia lo zaino, al primo controllo proverò a farmi mettere del nastro per ripararmi dagli sfregamenti.
La pista segue il fiume, in un canyon, appena si apre un po’ è subito coltivato e c’è qualche abitazione.
C’è gente nei villaggi che ci guarda passare ed applaude, tutti eleganti a modo loro, avranno cercato l’abito migliore per l’occasione.
L’ambiente è magnifico, mi fermo spesso per fare foto.
Dopo un’ora e mezza sono al primo controllo, prendo un po’ d’acqua e riparto.
Continuo a superare gente, tanti vanno a strappo cioè corrono veloci, mi passano e poi mollano.
Un ponte sospeso molto ondeggiante ci fa proseguire lungo un sentiero sull’altra sponda: passaggi sulla roccia a picco sul fiume, tipo Verdon.
Inizia a farmi male l’anca sinistra, mi da più fastidio a camminare che a correre quindi prendo un passo lento ma costante.
All’ultimo controllo ho la conferma di essere nei primi 40, mi verrebbe quasi da tirare ma il male all’anca e alla schiena mi calmano! …come al solito se non fosse per problemi articolari andrei bene…
Ora siamo più o meno i soliti con lo stesso passo ed infine il traguardo!
Il campo è montato in riva al fiume, raggiungo la mia tenda dove trovo Carlos e Nicola.
Un po’ di stretching e poi sonnecchio, mangio, bevo, insomma il momento più bello della gara!
Pian piano arrivano tutti; in tenda con me ci sono due coppie: i giapponesi (simpatici, parlano anche un po’ d’italiano) e Carlos e Laura.
Il sole caldo di oggi scompare e inizia a piovere – ovviamente dopo un po’ inizia a piovere anche in tenda!
Ho parecchio male all’anca sinistra – strano – e al ginocchio destro – normale-.
Spero che dormendo migliori perché adesso fatico a muovermi.
Butto via una cena, due colazioni e due Polase. Penso siano di troppo e poi – per le articolazioni – l’unica soluzione è alleggerire lo zaino.
Aria fredda, umida, aspetto di uscire per l’ultima pipì e andare a vedere se ci sono e-mail.

18/06/07 C2-C3

Ho dormito male e a tratti. Ci alziamo alle sette, cielo sereno, fresco, umidissimo nella tenda (siamo a pochi metri dal fiume e a terra c’è solo un tappeto).
Colazione, breve briefing e alle nove partiamo.
L’anca va meglio invece il ginocchio mi fa proprio male, per fortuna lo zaino è più leggero.
Costeggiamo di nuovo il fiume per un bel pezzo, sono molto più lento di ieri e corricchio a malapena.
Poco prima del secondo controllo lasciamo il fiume principale per risalire un affluente.
Leggera salita ma molto caldo.
Mi faccio forza a continuare a correre, sarei tentato di camminare. Ultimo controllo, mancano 9,6 km al campo: ipotizzo 1 ora ½, mangio ma non ho fame, il sole picchia proprio, mi ricordo a stento di fare una foto.
Uno striscione rosso da lontano mi trae in inganno ma le balise continuano… sento i tamburi, non manca molto, il “colonnello” è davanti ma non riesco a raggiungerlo, una salita ed ecco l’arrivo in mezzo al villaggio, sono sfatto!
Dormiremo nelle case del villaggio tagico, ospiti delle famiglie.
Ci sistemiamo in una sala tipo marocchina, con dei tappeti su un gradone lungo il muro dove dormire, siamo larghi e comodi. Provo a fare yoga ma ho male dappertutto, bevo R2 e mangio frutta secca, non riesco quasi a muovermi ma mi godo il riposo.
Provo a chiedere ai medici ma non hanno ghiaccio secco per il ginocchio così scendo fino al fiume per metterlo a bagno ma è un casino e sta iniziando a piovere.
Torno a mangiare qualcosa ma poi la signora, forse impressionata da cosa e come mangiamo, ci porta del pane, dello yogurt e del riso. Mangio il pane con un po’ d’olio e sale di Carlos.
Briefing, domani sarà proprio dura, più di 40 km e 1900 m di dislivello, in casa improvvisano una danza con TV a tutto volume, bambini che piangono, la famiglia seduta a guardarci (con i vicini) e noi che cerchiamo di dormire!

19/06/07 C3-C4

Mi sveglio alle 6, colazione e partenza alle 7,40.
Si cammina su un sentiero, provo a corricchiare ma è un casino: troppa gente e troppe pietre.
Mi metto il cuore in pace, psicologicamente mi piace questa tappa, mi sembra di fare un trekking e non mi pesa la distanza o la lentezza, devo fare una salita di 1800 m di dislivello, prendo il mio passo.
Non c’è nessuna strada o pista, solo tracce di sentiero eppure è tutto coltivato e ci sono mucche a pascolare oltre i 3000 m, per fortuna la quota non mi da fastidio, supero parecchia gente, spero solo che il tempo regga almeno fino al colle –è tutto nuvoloso-.
Alle 12 sono ai 3800 m del colle, freddo e vento ma non nevica, faccio due foto ed inizio a scendere.
Cammino per non forzare troppo il ginocchio, la vallata è stupenda, alcuni fiori, sotto i 3000 è tutto coltivato.
Ad un tratto sento un flauto suonare: ho le allucinazioni? No! Incontro due pastori che salgono e uno sta suonando il flauto!
La vallata in fondo è verdissima, nel fondovalle, dopo un villaggio, seguiamo una pista nel fiume abbastanza pianeggiante dove posso correre.
Il controllo dovrebbe essere vicino eppure non c’è… il colonnello mi ha raggiunto ma io continuo al mio ritmo e dopo un po’ è di nuovo indietro.
Dobbiamo attraversare il fiume un po’ di volte ma non è facile, c’è parecchia acqua.
Finalmente il controllo: per fortuna mi avvertono che l’arrivo è a 7 km e non a 10 poiché loro sono a 13 dal precedente, ok i conti tornano!
Continuo, mi sento abbastanza bene ma sta tuonando, vorrei arrivare al campo prima della pioggia.
Purtroppo inizia a diluviare, inoltre continuiamo ad attraversare il fiume che ha sempre più acqua: sono fradicio, cerco di saltare sulle pietre ma anche i piedi sono marci.
Infine ecco il traguardo, che figo! Ho freddo, non riesco quasi a muovere le mani, prendo le bottiglie dell’acqua e vado dritto in tenda: R2, frutta secca, indosso tutto quello che ho ed entro nel sacco a pelo. Piove e non riesco a togliermi il freddo.
Dopo un po’, per fortuna, smette di piovere, si sta meglio fuori che sotto la tenda: tiriamo tutto fuori ad asciugare, mangio un po’.
C’è poca gente, sono ancora tutti sul percorso. Iniziano a girare voci di persone bloccate prima del colle, in effetti in alto deve aver nevicato e manca anche buona parte dell’organizzazione.
In effetti nell’assistenza sono un po’ carenti: fra un controllo e l’altro non c’è nessuno, buona parte del percorso oggi non era raggiungibile da nessun mezzo, in caso di ipotermia o incidente sicuramente passerebbero ore prima di essere raggiunti da qualcuno.

20/06/07 C4-C5

Freddo e umido, anche nel sacco a pelo. Prima di alzarmi metto i vestiti nel sacco per scaldarli ma è di nuovo tutto umido, infine ci alziamo alle 7,15: cielo sereno per fortuna.
E’ arrivata gente anche di notte, siamo rimasti circa 160 in gara, io sono nei primi venti.
Oggi 46 km, altro che riposo!
Partenza alle 9,30, rimango subito indietro, strada pietrosa in discesa dove posso solo camminare. Ci sono tanti guadi: all’inizio provo a saltare ma poi mi arrendo ed entro dentro… una fatica ieri per asciugare le scarpe ed ora voilà…
Finalmente il sole, me lo godo.
Cominciamo ad attraversare villaggi bellissimi, pieni di gente che si fa fotografare volentieri. Dopo un’ora provo a correre: rimonto un po’ di posizioni, mangio qualche albicocca offerta dai bambini… dolcissime!
Al secondo controllo incontro Laura, facciamo un bel po’ di strada insieme anche se indipendentemente. Attraversiamo una strada asfaltata (wow!) e si continua fra orti prima ed alveo del fiume poi… i guadi non si contano più!
Ecco il controllo: mangio una barretta e si entra in una vallata laterale.
Qui sembra di colpo veramente (finalmente!) deserto, fa parecchio caldo ma mi sento bene, stacco Laura e vado avanti correndo.
Ultimo controllo, davanti vedo il colonnello con altri, li supero bene, loro camminano.
E’ un oued tortuoso, non si capisce dove vada, un po’ seguo le bandierine, un po’ la pista.
Raggiungo e supero altri, alla fine trovo Alex, il francese, che mi saluta con un “Emanuele, bastardo!” e ride come un pazzo, raggiungiamo il ragazzo di S.Lucia che ieri ha fatto la discesa con me e facciamo gli ultimi 500 m insieme fino al traguardo dove ridiamo e piangiamo.
Finalmente nella tenda a bere, mangiare e riposare. Fa caldo (33°) ma me lo godo!
Quattro unghie nere che provo a sistemare con il filo anche se brucia un casino. Butto via ancora un pasto, un R2 e le batterie di scorta della macchina foto.
Briefing per il giorno dopo e a nanna, ormai ci siamo.

21/06/07 C5-C6

Oggi tappa di 80 km. Gli ultimi 40 in classifica sono partiti alle 7,30, noi partiremo alle 9.
S inizia subito con una salita dritta di 400 m di dislivello dove tutti camminano in fila indiana; panorama stupendo!
Arrivato sul colle il problema è la discesa, non riesco quasi ad appoggiare il peso sulle ginocchia; poi provo a camminare all’indietro (!) e mi trovo da Dio, così faccio tutta la discesa a mo’ di gambero, superandone anche tanti!
Poi spiana ed iniziamo a seguire un oued che durerà una ventina di km. E’ un calvario perché corricchio qualche pezzo di sentiero, poi si scende nell’alveo con pietre e fango e devo camminare con male alle ginocchia.
Quando cammino non riesco a tenere il passo degli altri ma correndo recupero.
Al secondo controllo raggiungo e supero il colonnello; ogni tanto cammino perché non ho abbastanza testa per correre.
Al terzo controllo inizio a ritrovare energia e volontà… canto, sono euforico e recupero posizioni… sono circa 30°, mi sa che ho tirato troppo!
Eccomi infine fuori dal canyon, mi sembra di sentire odore di cibo e dopo un paio di chilometri passiamo un villaggio.
Altro fiume, questa volta grosso e, ahimè, bisogna attraversarlo!
C’è parecchia acqua, fangosa come sempre, e corrente forte infatti hanno teso una corda a cui tenersi. Anche se tentato non tolgo le scarpe per paura di ferirmi con qualcosa.
Di nuovo alveo, orti, saliscendi…
Ecco il CP 4, siamo a metà! Continuo su un terreno simile, un paio di guadi e gli ultimi due con carretto ed asino per essere trasbordati dall’altra parte.
Ora sono su una stradina fra campi e frutteti: supero i coreani -che come al solito sono partiti a palla e ora mollano- mentre raccolgono albicocche.
Come calcolato (1h30’ per 10 km) ecco il CP 5, 50° chilometro.
Recupero ancora due barrette dal fondo dello zaino e bevo, peccato che l’acqua sia bollente – ma non potevano tenerla all’ombra?
Eccomi a correre dove il road book indica “sand and rocks”: per fortuna si tratta di un leggero fech fech che regge bene, basta stare sulle tracce vecchie delle auto (dove è vergine o dove la traccia è fresca si sprofonda).
Fa caldo, non ho digerito l’acqua del controllo, ho male alla bocca dello stomaco e devo tenere aperto lo zaino per respirare meglio… cammino, non c’è un filo d’aria… mi sembra di avere il diaframma bloccato, faccio qualche esercizio di respirazione.
Dopo un quarto d’ora mi riprendo e corro: ecco il CP 6 ma… i più forti sono sdraiati all’ombra di un gazebo, non capisco finché non mi spiegano che dobbiamo fermarci per due ore perché “fa troppo caldo” (!? sono le 18,30 e non ci sono più posti all’ombra dove sedersi).
Mi sembra impossibile una cosa del genere, ormai mentalmente ero pronto a correre per altri 20 km, ad arrivare al campo con la luce e devo fermarmi.
Oltretutto ho paura che stando fermo due ore il ginocchio si blocchi!
… cerco di sdraiarmi, nella polvere al sole, ne approfitto per far asciugare scarpe e calze e provare a mangiare una barretta.
Due ore passano in fretta, alle 20,30 parto. Corro da subito, il terreno è simile a prima, anche quando seguiamo un oued riesco a mantenere il ritmo. Devo fermarmi per un attacco di mal di pancia… ho sete ma appena bevo mi viene nausea.
Dopo 1h30’ precise sono al CP 7, l’ultimo. Sono 18°, un po’ di gel al ginocchio e via. Dopo 4 km vedo il campo in un pianoro sottostante ma le balise portano a fare un lungo giro.
Bellissimo tramonto, c’è luce ma si vedono già gli stick fluorescenti appesi alle balise così è più facile individuare il percorso.
Discesa “fuoripista”, canyon roccioso ed infine il campo. Qui non hanno ancora messo gli stick ma è buio, punto dritto sulle luci delle auto.
Arrivo 15°, immaginavo di provare gioia, piangere, emozionarmi invece nulla… mi siedo su uno sgabello cercando solo di non vomitare, vorrei bere ma non riesco.
Infine entro in tenda, Nicola è seduto sul materassino e sta come me, Carlos arriva poco dopo ma sviene e lo portano in infermeria.
Non posso sdraiarmi, bevo pochi sorsi per volta con un antiacido, dopo un po’ provo a mettermi nel sacco.
Inizio a star meglio, dopo l’una mangio qualche cracker con il parmigiano.
Dormiveglia per tutta la notte scandito dall’arrivo degli altri.

22/06/07 C6

Ci svegliamo alle 7,30, giornata da dedicare a mangiare, bere e dormire e così faccio.
Sto abbastanza bene, solo male ad un dito per una strana bolla e le ginocchia dure.
Sto sdraiato quasi tutto il giorno in tenda anche se fa parecchio caldo. Dopo pranzo si alza il vento con sabbia che ci costringe a fare la sauna chiusi in tenda.
Come promesso Emma mi offre una cartina con l’ultimo tabacco che ha; alle 19 briefing con tanto di torta pannosa “cinese” (tutta colorata e con musica!) per festeggiare chi ha compiuto gli anni questa settimana.
Andiamo a dormire presto perché la sveglia è alle 2,30 ma fatichiamo a prender sonno, c’è casino e fa caldo.

23/06/07 C6 – Kashgar

Ci alziamo alle 2,30, ultima colazione liofilizzata e alle 3,30 siamo sui bus pronti a partire.
Siamo in colonna, preceduti dalla polizia, quindi scorriamo veloci verso Kashgar anche se la strada non è delle migliori. Riesco a dormire abbastanza, nonostante l’aria condizionata a palla (sono con il pile).
Per le 9 siamo alla periferia di Kashgar, nel parcheggio di una moschea.
Non volevo ma sono 18° con un coreano due minuti dietro che cercherà di fregarmi, così sono obbligato a tirare.
Alle 10 partono gli ultimi 70 in classifica, alle 11 i “medi” fra cui il colonnello e Laura ed alle 12 partiremo noi, i primi 30.
Sono quasi più teso oggi che l’altro giorno prima della 80 km. I piedi vanno bene, per fortuna.
Finalmente partiamo, devo andare a razzo per stare dietro al coreano, se no mi frega!
Dopo un paio di chilometri piccola crisi di stomaco… allento lo zaino, cerco di respirare con il diaframma, per fortuna le gambe vanno.
Circa a metà la crisi passa e allora spingo, supero Nicola che mi guarda sorpreso e supero il coreano.
Siamo nella città vecchia, tutti vicoli e strettoie, saliscendi ma bello, pieno di gente, mi dispiace non riuscire a rispondere ai saluti o fare foto.
Riconosco la zona, e, calcolando di fare i 5’ a km, manca poco.
Supero il gruppo di testa ed affronto le ultime curve, la moschea, il traguardo.
Finita, ce l’ho fatta!
Laura quasi piange e mi dice che sono primo, scoprirò poi di essere terzo ma va bene.
Medaglia e maglia, sto perdendo litri di sudore, al buffet mangio solo pane ed un po’ d’anguria, foto con tutti e poi all’albergo.
Sono di nuovo in camera non ho neanche sonno, sistemo la roba e mi concedo una birra con noccioline.
Alle 19 gran galà con cena in locale tipico che si rivela una cavolata come al solito; sarebbe stato meglio il buffet della colazione!
Serata così così, come tutte le feste d’addio organizzate.
Rientriamo in hotel e stiamo un po’ nella hall a chiacchierare io Giorgio e Nicola, fumandoci il sigaro gentilmente offerto dall’inglese della nostra tenda.

DATA TAPPA KM DA A TEMPO CLASSIFICA
17/06/07 1 36 Koguxluk Yarkanda river 4:59:58 31°
18/06/07 2 38 Yarkanda river Langer village 4 :53 :45 39°
19/06/07 3 40 Langer village Gobi oasis 7:35:35 18°
20/06/07 4 46 Gobi oasis Shepherd’s canyon 6:24:18 36°
21/06/07 5 80 Shepherd’s canyon Vista Qi Pan 12:16:25 15°
23/06/07 6 10 Kashgar Kashgar 00:49:02 3°
TOTALI 250 36:58:53 18°

24/06/07 Kashgar

Mi alzo alle 8 per colazione e per salutare gli italiani in partenza. Per 10 RMB prendo un taxi fino al mercato delle bestie che c’è ogni domenica.
Sono le 10 ma inizia solo adesso ad esserci movimento perché qui hanno un fuso non ufficiale di tre ore indietro (sarebbero le 7).
L’atmosfera è proprio bella, banchetti di cibo, frutta e verdura, barbieri, pecore, mucche ed asini.
Gironzolo a far foto ed osservare.
Iniziano anche ad esserci turisti ma i locali mi sembrano del tutto indifferenti e si lasciano fotografare volentieri.
Compro due campanelli per gli asini che sono carini ed un melone da mangiare dopo, taxi al volo e mi sposto al mercato generale, quello più famoso.
E’ sicuramente enorme ma non c’è quell’atmosfera che mi aspettavo. Esco e mi dirigo all’hotel, comprando del pane per strada.
Pranzo in camera con pane, melone e birra. Anche se è domenica lavorano alla grande nel cantiere sotto l’albergo ma, nonostante il rumore, dormicchio e leggo.
Esco alla sera per andare a far cena: sono le 20 ma fa parecchio caldo, il sole è ancora alto e ci saranno più di 30°.
Certo che in una settimana ne hanno fatti di lavori: solo lungo la strada per l’Eversun Coffe hanno finito il sottopassaggio, montato nuovi lampioni, finito degli scavi ed asfaltato, alzato un muro.
Cena con riso al pesce e birra, rientro in hotel, un po’ di casino per telefonare a Cla e poi nanna.
Fa parecchio caldo.

25/06/07 Kashgar – Pechino

Volo regolare da Kashgar a Urumqui dove arrivo alle 12. Ho tutto il tempo per depositare i bagagli ed incamminarmi verso la banca dove all’andata avevo cambiato.
Mi faccio tentare dai banchetti per strada e mi prendo un piatto di riso, pensando che sarà meglio di quello dato sull’aereo.
Riso a € 0,30, caffè in aeroporto (unico modo per sedermi) a € 5, va bè…
Atterro a Pechino ed inizio la corsa verso i voli internazionali… è enorme questo aeroporto!
Check in in tempo, sudato marcio riesco anche a far fuori gli ultimi yen ed aspettare l’imbarco.
Wow, è fatta…
E’ l’1,20 ma non ho sonno, ceno e dormicchio qualche ora.

26/06/07 Pechino – Borgo

Arrivo a Budapest in perfetto orario. Attesa con piedi gonfi scrivendo il diario.
Si parte con venti minuti di ritardo ma infine arrivo a Milano.
I miei e Cla ad aspettarmi, sosta a Torino per acquisti e finalmente a casa.

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